Adattamenti cardio-circolatori all’esercizio aerobico

In questo articolo, estratto dalla mia tesi di laurea magistrale andremo a vedere quali sono gli adattamenti cardiovascolari  all’esercizio fisico .

L’esercizio fisico induce adattamenti dell’apparto cardiocircolatorio, per
supportare meglio il mantenimento dell’attività svolta.
Passando da uno stato di riposo ad uno di veglia, il primo adattamento
sarà inerente alla gittata cardiaca, alla frequenza e al volume sistolico.
Questo avviene perché aumenta la richiesta di ossigeno e di nutrienti da
parte dei muscoli e organi.
Un altro adattamento è inerente alla disponibilità ematica dei vasi, infatti
in circolo abbiamo solamente il 70% del sangue totale,
la restante parte risulta essere ferma in serbatoi come le vene sistemiche
e polmonari, fegato, milza e laghi venosi nella pianta del piante.
Questo aumento di sangue circolante è dovuto a tre fattori: [16] Venocostrizione;

Splenocostrizione contrazione della capsula che avvolge la milza( Ce ne
accorgiamo dal classico dolore sul fianco sinistro dell’addome);
Mobilizzazione del sangue venoso nei laghi venosi dei piedi,
esclusivamente durante sforzi di lunga durata [12].
Un’attività di tipo cardiovascolare è consigliata ad atleti ma anche a
soggetti con problematiche cardiache, perché questa, genera adattamenti
fisiologici e funzionali a livello del cuore e dei vasi sanguigni periferici.
Questi adattamenti sono:

• Aumento del volume della cavità cardiaca, con conseguente aumento 
della gittata sistolica; 
• Riduzione della frequenza cardiaca a riposo e durante il gesto atletico.
Le dimensioni interne delle cavità cardiache e lo spessore delle pareti
dipendono dalla taglia corporea del soggetto e dallo sport praticato.
Per quanto riguarda la riduzione della frequenza cardiaca dipende da una
riduzione del tono nervoso cardiaco simpatico, con aumentata
prevalenza del tono vagale [18-19].
Durata, intensità e frequenza sono tre parametri fondamentali.

I benefici dell’attività aerobica a livello cardiaco: 
Uno dei primi effetti di un allenamento come la corsa, è la riduzione della
frequenza cardiaca (bradicardia), si basa su un cambiamento del sistema
neurovegetativo, che porta il bilancio a favore del sistema vagale.
Alcuni studi (Strauzenberg, 1978) hanno evidenziato come già dopo
alcune settimane di allenamento i livelli di adrenalina, sono inferiori del
30% a riposo mentre i livelli di acetilcolina sono superiori di circa un terzo,
con una diminuzione notevole della sensibilità cardiaca verso stimoli
adrenergici che fanno aumentare la frequenza cardiaca [15].
Una inibizione del sistema simpatico diminuisce il consumo di ossigeno,
migliorando la funzionalità cardiaca; è importante avere una bassa
frequenza cardiaca per aver un minor rischio di incorrere in patologie
cardiache.
Le modificazioni non sono solamente di carattere neurovegetativo; infatti
dopo un periodo di allenamento il cuore va incontro anche a
trasformazioni morfologiche, ipertrofia miocardica, soprattutto ipertrofia
del setto interventricolare e dell’apice del ventricolo sinistro,
conseguentemente si ha un rimodellamento delle cavità atrio
ventricolari per cui si produce un incremento della gittata sistolica e un
aumento della portata cardiaca possibile durante il carico.
Un’elevata gittata sistolica ha il vantaggio di trasportare maggior quantità
di sangue e quindi di ossigeno, ciò rende possibile un lavoro cardiaco più
economico. (Una diminuzione della Fc di 10bpm produce un risparmio
energetico del 15%, Strauzenberg,1976).
La FC diminuisce in quanto la miglior utilizzazione di ossigeno e substrati
energetici, dovuta ad una miglior capillarizzazione, fa sì che basti una
minor quantità di sangue a garantire il corretto approvvigionamento delle
cellule cardiache.
Chiaramente i miglioramenti indotti a livello cardiovascolare, si riflettono
spesso con degli effetti positivi sulla condizione di ipertensione.
Infatti la diminuzione di secrezione di catecolamine, porta ad una crescente
diminuzione della Pressione Arteriosa (PA) che rappresenta la
diminuzione di un fattore di rischio di patologie cardiovascolari e un minor
carico per il miocardio [8].
Gli aggiustamenti cardiocircolatori all’esercizio fisico possono essere
distinti in:
Periferici: riguardano la ridistribuzione del flusso sanguigno a livello degli
organi
Centrali: si verificano a livello del cuore e della circolazione polmonare
per far fronte alle maggiori richieste di ossigeno e prodotti energetici.

Bibliografia:

8.http://www.academia.edu/3017958/Il_sistema_renina-angiotensina
aldosterone_l_enzima_di_conversione_dell_angiotensina_I_e_gli_ACE
inibitori
12. Vincenzo Perciavalle: “fisiologia umana applicate all’attività fisica”
seconda edizione, poletto editore 2009.
15. L’allenamento ottimale. Juergen Weineck. ANNO EDIZIONE: 2009
16. http://www.abcallenamento.it/bodybuilding/allenamento-della
forza/come-allenarsi-per-la-forza.html
18.ACSM’s guidelines for exercises testing and prescription. Ninth edition
2014 Lippincott Willima&Wilkins
19. T. W. Graham Solomons, Chimica organica, a cura di G. Ortaggi, D.
Misiti, 2ª ed., Zanichelli, 1988.